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Madonna della Bruna

| 2023-07-01
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    Madonna della Bruna

Uno dei culti Mariani più importanti della Basilicata è quello dedicato alla Madonna della Bruna di Matera, ogni anno celebrata il 2 luglio: scopriamo la storia

Culto della Madonna della Bruna che si attesta dal VIII sec. proprio grazie ai numerosi affreschi raffiguranti proprio la Madonna con in braccio il Bambino, presenti in numerose chiese e monasteri dei Sassi. Molte immagini che vennero fatte nel corso del tempo riprendono il modello bizantino della Odigitria che significa “colei che indica la via”. Secondo gli storici l’inizio delle celebrazioni in onore della Madonna della Bruna risale al 1389 quando papa Urbano VI, già arcivescovo di Acerenza nel 1365 e di Matera nel 1377,  collegò la festa della Bruna a quella della Visitazione di Maria ad Elisabetta fissando il 2 luglio nel calendario liturgico.

Secondo la leggenda di origine medievale si narrava che un contadino di Matera di ritorno dai campi con il suo animale da traino avesse dato un passaggio ad una giovane sconosciuta. Arrivati a quello che i materani comunemente chiamano rione “Piccianello”, la donna incaricò il contadino di portare un messaggio al vescovo e poi scese dal carro e scomparve. Nel messaggio era celata l’identità della giovane cioè la Madonna che chiedeva di restare a Matera. Il vescovo e il clero si recarono nel luogo dove era successo il fatto e videro l’immagine impressa della Vergine, che posta su un carro riccamente ornato, fu portata in trionfo nella cattedrale.

Per quanto riguarda il nome “della Bruna” si hanno diverse derivazioni. In passato si faceva derivare questo nome dal colore scuro dell’incarnato delle figure affrescate, poi si scopri fosse dovuto ai fumi dei ceri. Alcuni invece fanno derivare il nome dalla terra nera, altri dalla parola longobarda  brùnja, “corazza”, dunque “difesa”, da cui discende il titolo “Madonna della Difesa” con il ruolo di protettrice che ella esercita sul popolo, difendendolo da ogni forma di male. O ancora si pensa che il temine deriverebbe da Hebron, città della Galilea dove Maria si recò per assistere la cugina Elisabetta, incinta del futuro Giovanni Battista o anche dal termine “Brno” città della Moravia. In nome “Bruna” compare però nei documenti storici solo a partire dagli anni venti del Cinquecento, prima infatti veniva denominata “ Santa Maria” o “ Santa Maria dell’Episcopio” o “Santa Maria di Matera”.

Come si festeggia la Madonna della Bruna?

Il 2 luglio a Matera ci sono innumerevoli appuntamenti tra i più importanti emergono tre processioni:

La Processione dei Pastori

La prima processione inizia alle 4,30 del mattino quando i devoti con in mano dei ceri, alle prime luci dell’alba, partono dalla cattedrale per poi arrivare a piazza San Francesco, lì sul sagrato della chiesa omonima si celebra la prima messa della giornata e si sparano petardi sulla Murgia Timone, che danno il via alle celebrazioni durante tutto l’arco della giornata.  Momento che viene denominato “Diana” in ricordo del rito pagano presente della cultura agro-pastorale.

Secondo le sole fonti orali oggi pervenute si ritiene che la Confraternita del Pastori abbia richiesto questa processione denominata appunto “dei pastori” per offrire a questi ultimi la possibilità di partecipare al culto della Bruna alle prime luci dell’alba e poi avere la possibilità di andare a lavorare. Compito della Confraternita dei pastori era quello di contribuire alla cura dell’altare della Madonna della Bruna, alle spese della festa e aiutare le ragazze povere della città.

Ancora oggi molti giovani inneggiando alla Bruna corrono portando la raffigurazione della Madonna su un quadro ad olio su lamina di rame tra le file dei mortaretti che sparano e fischiando ricordano proprio i fischi dei pastori. Lasciata Piazza San Francesco la processione si dirige tra gli spari di questi fuochi e brevi soste di preghiere verso la Chiesa di San Francesco da Paola, con la celebrazione di una seconda messa e il ritorno infine alla cattedrale dove tutto era iniziato all’alba. La processione ha un forte richiamo alla transumanza: la consuetudine secondo la quale a ogni cambio di stagione il bestiame viene spostato dalle zone pianeggianti a quelle montuose e viceversa, sotto la guida di re pastori che percorrono le antichi itinerari secolari detti tratturi.

La Processione al Carro

La seconda processione si svolge a metà giornata, dopo la celebrazione del solenne pontificale per poi dirigersi dalla cattedrale al rione Piccianello, dove c’è la fabbrica del carro. Il corteo è caratterizzato dai Cavalieri della Bruna in costume e da carrozze d’epoca, su una delle quali viene messa l’immagine della bruna, mentre su un’altra l’arcivescovo e l’immagine di Gesù Bambino, che viene tolto dal braccio sinistro della Madonna. Rito questo che richiama la Visitazione di Maria ad Elisabetta alla quale la Bruna è legata. Secondo il Vangelo infatti, quando Maria si recò dalla cugina Elisabetta per assisterla agli ultimi mesi di gravidanza di Giovanni Battista, quest’ultimo sussultò nel grembo della madre, riconoscendo la vicinanza del Salvatore in quello di Maria. Giunte al rione Piccianello le due immagini vengono depositate, in attesa di essere poste sul carro trionfale. Il lancio di petardi mette fine a questa fase importante della festa.

La Processione Serale e I “Tre Giri”

A metà pomeriggio si svolge un rito che precede la processione serale. Le due immagini ancora separate vengono portate sul carro di cartapesta che sei mesi prima è stato costruito proprio per accogliere le raffigurazioni: la Madonna attraverso la porticina della torre posteriore cava, viene posizionata sul carro e l’immagine del Bambino viene nuovamente fissata sul braccio sinistro della Madonna. Mediante poi un ascensore manuale La Bruna e il Bambino emergono dalla torre sul punto più alto. Un momento simbolico con una grande impronta rigeneratrice. Il carro viene trascinato poi con corde a braccia fino alla vicina Piazza Marconi. Al tramonto il carro verrà avviato con otto muli e affiancato da un corteo formato dalla “bassa musica”, dalla Cavalcata, dalle autorità, dal clero diocesano e dalla banda musicale. Dopo molte soste di preghiera si arriva infine in Piazza Duomo. Qui il carro compie tre giri nella piazza, per invocare la protezione sulla città.

La Distruzione del Carro

L’atto finale della celebrazione vede la distruzione del carro, dopo aver tolto l’immagine della Bruna, infatti, il carro compie il percorso a ritroso e anche se difeso strenuamente precedentemente dagli Angeli del carro e dalle forze dell’ordine, viene assaltato e smembrato in Piazza Vittorio Veneto. Del carro resterà solo la sua struttura lignea e verrà smembrato dei suoi ornamenti scultorei conservati come vessilli dai fedeli. Un lavoro quello della costruzione del carro, che vede un lavoro lungo sei mesi per poi essere distrutto in meno di cinque minuti. Da secoli il carro della Bruna muore e rivive, per essere ogni anno sempre più maestoso e bello del precedente. Tutto questo simbolo del ciclo della nascita, della morte e della rinascita. Il tutto si conclude con l’esplosione di una “bomba” che dà il via all’imminente spettacolo pirotecnico dei fuochi sulla Murgia. Sono le prime ore del 3 luglio, il capodanno materano.   

Ringraziamo Luigia Bonamassa per il contributo, una delle autrici che ha contribuito quest’anno alla costruzione del carro della Madonna della Bruna assieme a: Laura D’Ercole, Annalisa Di Gioia e Elena Mirimao. Prima volta in cui delle donne sono state selezionate come “costruttrici” del Carro della Bruna. Alto ringraziamento va a Daniele Taccardi dell’Associazione Maria Santissima della Bruna per il suo contributo sulla festa e riguardo al lavoro dell’associazione.

A cura di Rocco Monetta





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